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Abolizione province: approvato dal Consiglio dei Ministri il disegno di legge

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Il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge costituzionale per l’abolizione delle province, che sarà in seguito sottoposto al parere della Conferenza unificata.

Entro sei mesi dalla data in entrata in vigore della legge costituzionale le Province saranno soppresse. Sulla base di criteri e requisiti definiti con legge dello Stato sono individuate dallo Stato e dalle Regioni le forme e le modalità di esercizio delle relative funzioni.

“Viene abolita la parola province dalla Costituzione”, ha dichiarato il premier Enrico Letta, assicurando che in ogni caso saranno salvaguardati i lavoratori coinvolti.

Riforme: Parla Delrio “Abolire le province”

- News

Il ministro degli Affari Regionali, Graziano Delrio (presidente uscente dell’Anci e sindaco di Reggio Emilia), ha riaperto il fronte relativo alle Nuove Province, in riferimento ai lavori della convenzione costituente che dovrà occuparsi delle riforme.
“Il governo intende abolire le province” ha affermato Delrio, pur riconoscendo subito che esistono molti nodi che vanno sciolti per poter giungere ad una riforma condivisa.

Cancellate le province in Sicilia

- News

Fonte immagine: newnotizie.it

53 voti a favore (maggioranza Crocetta +  Cinque stelle), 28 contrari e un astenuto.

Passa in Sicilia la norma che cancella le province della regione e le sostituisce con i liberi Consorzi Comunali i quali non necessiteranno più di consultazioni popolari, ma dovrebbero essere costituiti per mezzo di nomine comunali. Saranno in pratica i Sindaci a nominare direttamente i vertici dei consorzi stessi.

“L’abolizione delle Province è una riforma storica. Si tratta della prima tappa di una rivoluzione importante che riguarda la Sicilia. Oggi ha vinto il ‘modello Sicilia’”, queste le parole del governatore siciliano Crocetta ad approvazione della norma avvenuta.

 

Nuove Province: non se ne fa più niente?

- News

Il decreto non verrà convertito in legge

Notizia delle ultime ore, il decreto che mirava a riorganizzare, accorpare e quindi ridurre le province italiane, non verrà convertito in legge.

Il mutato clima politico non consente di proseguire in modo adeguato e i tempi strettissimi prima delle dimissioni definitive del presidente del consiglio Mario Monti non sembrano idonei rispetto alla quantità di emendamenti che si dovrebbe passare al vaglio in queste settimane.

Delusione ovviamente tra le fila del governo, in primis di Patroni Griffi il quale ha dichiarato:   “Il governo ha fatto quello che poteva. Oggi ha preso atto della situazione”.

Dalle varie ali del parlamento invece, tra un misto di velata soddisfazione e di dubbia amarezza sembra non capirsi bene chi e perché abbia fermato il tutto. Quello che risulta chiaro, dopo mesi di discussione sulle nuove province, è che ancora una volta la politica nostrana si stia dimostrando poco chiara nei suoi intendimenti e nei suoi scopi concreti…

 

Nuove Province: se salta il decreto è il caos

- News

La mancata approvazione e conversione in legge del decreto taglia province comporterebbe il caos istituzionale.

Così fonti governative relativamente all’ipotesi tutt’altro che improbabile di uno stop al decreto su tagli delle province.

Secondo i tecnici del dicastero si rischia di arrivare ad una situazione di incertezza legislativa e burocratica non da poco. Uno studio del governo pubblicato in queste ore afferma che «la mancata conversione del dl sulle Province comporterebbe una situazione di caos istituzionale. Tra le conseguenze, oltre ai mancati risparmi, la lievitazione dei costi a carico di Comuni e Regioni e il blocco della riorganizzazione periferica dello Stato».

Anche il ministro  Filippo Patroni Griffi è intervenuto sul tema affermando che “[… ]a questo punto e nella situazione che si è creata, spetta solo alle forze politiche decidere se portare avanti e concludere il riordino delle Province, con il loro dimezzamento e la razionalizzazione delle relative funzioni, o se arrestare il processo di riordino. Il governo non potrà che prenderne atto, come dovrà attentamente valutare la presentazione di una pregiudiziale da parte di un partito di maggioranza e le conseguenze di ciò sull’ulteriore iter della legge di conversione”

Il sindaco di Pisa: da irresponsabili affossare il taglio delle province

- News

Il sindaco di Pisa Marco Filippeschi si schiera in modo deciso dalla parte del governo e dichiara irresponsabile qualsiasi atto teso a bloccare l’iter legislativo del decreto taglia province.

“E’ l’unica riforma istituzionale della legislatura, fortemente voluta dai cittadini” tuona il sindaco “Sarebbe davvero da irresponsabili affossare il decreto legge che razionalizza e cambia le province non convertendolo. La riproposizione dell’eccezione di costituzionalità da parte del Pdl non si spiegherebbe dal momento che si è lavorato fino a ieri a migliorarne i contenuti, col contributo delle autonomie locali. La situazione diventerebbe davvero caotica e ingovernabile. Facciamo appello a tutti i gruppi del Senato e al governo perché si arrivi all’approvazione”.

Nuove Province: salta tutto?

- News

Le recenti turbolenze nella scena politica con le dimissioni annunciate da parte di Mario Monti (che verranno formalizzate con ogni probabilità prima della sosta natalizia) potrebbero comportare come ulteriore conseguenza lo stop al decreto taglia province di cui si parla da mesi e così tanto mal-digesto a livello locale in tanti territori.

Uno dei relatori del provvedimento, Filippo Saltamartini, ha infatti reso noto che il Pdl ha deciso di porre la pregiudiziale di costituzionalità. Non è ancora chiaro se tale pregiudiziale verrà votata in parlamento (e quindi bocciata dal maggior partito attuale) oppure se sarà semplicemente posta e lasciata al vaglio e alla decisione finale della Consulta, eppure molti osservatori sono ormai convinti che il decreto sia destinato a saltare nei prossimi giorni.

Si va verso l’abolizione delle province?

- Approfondimenti

Mentre noi italiani cittadini comuni e del mondo produttivo ci arrovelliamo cercando di capire che ne sarà delle province italiane, mentre le Regioni inviano al governo centrale le loro proposte e mentre il parlamento entra improvvisamente in una campagna elettorale a breve termine (da qualche giorno si parla di elezioni a marzo, precedute da primarie e ballottaggi da un lato e da primarie fissate e continuamente smentite dall’altro ) accade che la riorganizzazione delle province, così com’è stata presentata fino ad ora  dal governo Monti e già approvata in parlamento sotto forma di Spending Review, alcuni mesi fa, diventa improvvisamente fuori moda. Ci era stata presentata come un valido compromesso tra la spesa assurda ed esagerata per il mantenimento di strutture amministrative comunemente ritenute inutili e la difficoltà logistica del riassetto globale (personale, organizzazione ecc.).

Eppure da qualche settimana a questa parte sembra di sentire aria di bufera sul provvedimento.

Ascoltando le proclamazioni di tutti i futuri papabili leader del nostro Belpaese, da destra a sinistra, sembra di comprendere che getteranno all’aria tutto. La riforma non va più bene a nessuno, è impalpabile, timida, complica ulteriormente la situazione e non è sostenibile. Insomma i vari Dopo-Monti presunti, ai nastri di partenza, sostengono che la riduzione delle province in attuazione non basta ed è assurda.

Le Province vanno abolite puntpo e basta.

Elenco delle province italiane post riforma…

- News

In base a quanto espresso dal provvedimento del consiglio dei ministri, riportiamo la tabella con l’elenco delle nuove province.

Man mano che arrivano le notizie, stiamo continuando ad aggiornare la mappa delle nuove province italiane.

mappa nuove province italiaVENETO: Verona+Rovigo, Vicenza, Padova+Treviso, Belluno, Venezia.
PIEMONTE: Torino, Cuneo, Asti+Alessandria,
Novara+Verbano+Cusio+Ossola, Biella+Vercelli.
LIGURIA: Imperia+Savona, Genova, La Spezia.
LOMBARDIA: Milano+Monza+Brianza, Brescia,
Mantova+Cremona+Lodi, Varese+Como-Lecco, Sondrio, Bergamo, Pavia.
EMILIA ROMAGNA: Piacenza+Parma; Reggio Emilia+Modena, Bologna, Ferrara, Ravenna+Forlì+Cesena.
TOSCANA: Firenze+Pistoia+Prato, Arezzo, Siena+Grosseto, Massa Carrara+Lucca+Pisa+Livorno.
MARCHE: Ancona, Pesaro+Urbino, Macerata+Fermo+Ascoli Piceno.
UMBRIA: Perugia+Terni.
LAZIO: Roma, Viterbo+Rieti, Latina+Frosinone.
ABRUZZO: L’Aquila+Teramo, Pescara+Chieti.
MOLISE: Campobasso+Isernia.
CAMPANIA: Napoli, Caserta, Benevento+Avellino, Salerno.
PUGLIA: Bari, Foggia+Andria+Barletta+Trani, Taranto+Brindisi,Lecce.
BASILICATA: Potenza+Matera.
CALABRIA: Cosenza, Crotone+Catanzaro+Vibo Valentia, Reggio Calabria.

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Riorganizzazione delle province in dirittura d’arrivo

- News

La riorganizzazione delle province italiane è in dirittura d’arrivo.

Il decreto legge verrà esaminato dal consiglio dei ministri nel mese di novembre.

In quella circostanza verranno prese in considerazione tutte le proposte e le richieste di deroga sopraggiunte nel frattempo dalle Regioni e verranno valutate comunque  in base al regolemanto già stabilito che fissa un limite minimo per le future  province  a 350.000 abitanti o a 2.500 chilometri quadrati. Il ministro della pubblica amministrazione ha infatti già messo le mani avanti avvertendo che una riforma di tal portata non potrà in alcun modo essere fermata da resistenze campanilistiche locali, motivo per cui si procederà a tappe forzate  già dai prossimi mesi.

Circa 35 le province che verranno tagliate o accorpate per quanto concerne le regioni a statuto ordinario, mentre le regioni a statuto speciale avranno una proroga di ulteriori 6 mesi.

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